Bruce L. Benson

Da dove viene la legge?

(1997)

 



Note

Questo saggio è una delle migliori esposizioni sul tema della legge e della giustizia. L'autore fa una distinzione importante tra le leggi e il governo da una parte, che sono istituzioni naturali generate dalle persone al fine di prosperare attraverso la produzione e i commerci, e, dall'altra, lo stato o un potere centrale che nasce al fine di espropriare, attraverso la violenza o la minaccia del suo uso, la ricchezza prodotta. Lo stato quindi non è né l'artefice delle regole né il garante della sicurezza, ma un organismo creato da persone violente che cercano di vivere alle spalle degli altri e a cui è permesso di continuare nelle loro razzie per motivi di convenienza, di quieto vivere, di abitudine, di debolezza e di paura. Infatti, una comunità composta da persone culturalmente evolute ha molti mezzi per regolare al meglio i rapporti tra le persone e risolvere gli eventuali conflitti, come illustrato dall'autore attraverso una analisi storica e sociologica.

Traduzione di Luigi Pirri

Fonte: www.thefreemanonline.org/featured/where-does-law-come-from/

 


 

Lo studioso di diritto Lon Fuller definì la legge come “l’impresa di subordinare la condotta umana al governo [governance] delle regole” [1]. Ciò include regole basilari di condotta, così come istituzioni, meccanismi di chiarificazione, cambiamento e applicazione delle regole stesse. David Hume osservò, quasi due secoli e mezzo fa, che una tra le principali motivazioni per lo sviluppo delle regole e delle istituzioni di governo è il tentativo, da parte di individui razionali, di trovare modi di espandere il loro benessere o la ricchezza, a dispetto della scarsità [2]. Ma, come spiegò Franz Oppenheimer, ci sono due modi per gli individui di espandere la loro ricchezza: processi “economici”, che consistono in atti d’interazione cooperativa volontaria, inclusi la produzione e il commercio; e processi “politici”, che prendono la ricchezza prodotta da altri attraverso l’uso o la minaccia dell’uso della forza (o attraverso l’inganno) [3]. Comprendere l’evoluzione della legge richiede il riconoscimento degli incentivi contrapposti nella costruzione delle regole finalizzate alla creazione della ricchezza in contrasto con quelle introdotte per la sua espropriazione.

 

La ricerca di ricchezza e l’evoluzione del diritto

Come fa il diritto ad evolvere dal proprio interesse? La competizione sull’uso delle risorse scarse è inevitabile. Sforzi unilaterali, al fine di trasformare una richiesta di proprietà in proprietà attuale, richiedono che la minaccia della violenza sia talmente forte da escludere gli altri dall'avanzare richieste conflittuali. Poiché è probabile che parecchi individui abbiano incentivi simili riguardo a qualsiasi risorsa scarsa, la competizione violenta potrebbe consumare grandi quantità di ricchezza. Questa guerra Hobbesiana, del “tutti contro tutti”, è inevitabile? No. Per esempio, individui con simili capacità di violenza (e quindi piccole aspettative di vincere una guerra) potrebbero riconoscere un’eguale iniziale distribuzione dei diritti di proprietà alle risorse scarse. Gli incentivi per rafforzare questo accordo sono largamente positivi: infatti, a seguito del reciproco riconoscimento al rispetto delle richieste di proprietà, gli individui sperano di arricchirsi, concentrando risorse sulle attività produttive piuttosto che su attività protettive o aggressive.

Certo, una guerra Hobbesiana potrebbe nascere se alcune parti credessero di essere abbastanza forti da ottenere più ricchezza. Ma l’evidenza storica e antropologica suggerisce che gli uomini primitivi vivevano in larghi gruppi che cooperavano ampiamente [4]. Questo non sorprende, poiché la capacità di violenza era probabilmente simile, fino a quando la ricchezza iniziò ad essere accumulata; quindi, la deterrenza reciproca tendeva a prevenire l’accaparramento delle risorse, lasciando la cooperazione quale unico mezzo potenziale per l’accrescimento della ricchezza.

Anche quando la capacità di violenza di una parte è maggiore rispetto a quella delle altre, non è probabile che si verificherebbero conflitti continui e violenti. Effettivamente, se un individuo avesse un vantaggio assoluto nella violenza, egli sarebbe in una posizione tale da indurre gli altri ad accettare la schiavitù, concentrando quindi tutti i diritti di proprietà (incluso la proprietà di altre persone) e ricchezza nelle mani di una “autorità”. Certo, dovrà anche mantenere la sua posizione di predominio al fine di assicurare la continuazione di una distribuzione diseguale dei diritti di proprietà e di ricchezza. Dopotutto, gli incentivi degli schiavi ad accettare la situazione sono “negativi” – essi accettano la soggezione solo quando ritengono che sia meglio rispetto alla elevata probabilità di perdere tutto.

Fra i due estremi, dell’accordo violento e della schiavitù, esistono molte altre alternative nonviolente. Esse comportano forme di estorsione o “protezione” da quegli individui che chiedono un pagamento piuttosto che formulare altre minacce. Alcuni racket di protezione esigono grandi pagamenti (per esempio tasse o tributi) mentre altri sono caratterizzati da diritti di proprietà privata dispersi e da modesti pagamenti a qualcuno che ha un vantaggio comparato nell’esercizio della violenza.

Potrebbe anche accadere che qualcuno che aveva optato per il pagamento della “protezione” riesca a produrre sufficiente “controforza” da destituire l’estorsore. Ma se il pagamento domandato non è molto esoso, un individuo capace di produrre considerevole ricchezza potrebbe decidere che il costo della “controforza” è troppo alto e non vale la pena dedicarvi tempo e fatica. Se così, allora vi sono limiti alle richieste dell’estorsore.

Prendiamo in considerazione l’evolversi di un ordine legale spontaneo prima di tornare alle implicazioni dell’estorsione e della legge.

 

Diritto attraverso istituzioni cooperative

Volontariamente riconosciute le “regole fiduciarie”, per usare la terminologia di Viktor Vanberg e James Buchanan, comportano essenzialmente espliciti o impliciti accordi al fine di adottare schemi prevedibili di comportamento, o norme, trattando con un numero limitato di individui ben identificati [5]. Poiché la fonte primaria del conflitto è la scarsità, le regole fiduciarie si concentreranno sull’allocazione della proprietà. Ogni individuo si assicura le sue rivendicazioni di proprietà accettando l’obbligazione di rispettare i diritti di proprietà di altri, che si comporteranno allo stesso modo. Quando ciò accade, le persone possono pianificare sul lungo periodo e ottenere il meglio dalle loro risorse.

Ma quanta governance (capacità di governo) occorre? Immaginate un processo evolutivo nel quale ogni individuo riconosce l’alto costo della violenza unilaterale quale mezzo per stabilire diritti di proprietà. Individui con capacità simili di violenza, posti di fronte al rischio di ripetute dispute (per esempio, con i vicini) svilupperebbero relazioni bilaterali che includerebbero la promessa di un riconoscimento reciproco dei confini riguardanti le proprietà limitrofe. Se gli individui traessero un beneficio significativo da una serie continua di relazioni, la violazione di una regola potrebbe essere “corretta” attraverso la strategia “tit for tat” (ripicca). In sostanza, la parte lesa risponde in un modo simile (quindi la risposta non deve essere violenta) in occasione di un successivo rapporto, al fine di punire il colpevole, ma segnala poi una volontà di tornare ad un comportamento coerente con le regole se il trasgressore originale farà lo stesso. Il reo si accorge che se vuole beneficiare di rapporti continui di cooperazione, deve seguire le regole.

Un’altra opzione, quando vi sono alternative in concorrenza, è di rifiutare di intrattenere rapporti con chi si è dimostrato inaffidabile. Mano a mano che si formano parecchie relazioni bilaterali e si sviluppa un gruppo informale con rapporti reciproci più elaborati, tale concorrenza prende piede. Allora, gli individui possono cooperare incondizionatamente con qualcuno che ha la fama di essere degno di fiducia, rifiutando di trattare con qualcuno noto per avere violato una regola fiduciaria con una qualsiasi persona del gruppo. Se l'informazione si diffonde rapidamente e ognuno risponde spontaneamente a una violazione delle regole, il trasgressore è escluso dall'interazione con tutti i membri della comunità. L'ostracismo sociale è il risultato, e può essere una punizione significativa. Infatti, incentivi individuali a esigere punizioni fisiche sono deboli quando le alternative in concorrenza con il trasgressore esistono e l'informazione è diffusa rapidamente. Gli investimenti in meccanismi di comunicazione sostituiscono gli investimenti nella capacità di violenza personale. Infatti, Vanberg e Buchanan spiegano che, una volta che un gruppo è formato sulla base di regole reciproche diffuse di fiducia bilaterale, "regole di solidarietà" (obblighi che si prevede saranno rispettati, poiché tutti ne trarrebbero vantaggio) possono svilupparsi.

Queste regole di solidarietà includono "informare i vicini di individui che violano le regole fiduciarie" e "boicottare gli individui inaffidabili." Esse evolvono spontaneamente in quanto gli individui sostituiscono l'ostracismo alla violenza. Norme correlate, come "fare attenzione al tuo vicino" e "informare tutti quando si verifica una violazione dei diritti", tendono a svilupparsi, e si evolvono pratiche multilaterali di cooperazione al fine di assicurare i diritti di proprietà. I membri dei gruppi affiatati e compatti spesso adottano sistemi per evitare furti contro i colleghi e collaborano nella ricerca e nel promuovere una azione quando un furto si verifica [6]. Le persone che non seguono le regole di solidarietà (per esempio, coloro che non contribuiscono a una pratica di cooperazione) possono anche essere ostracizzate, di modo che i problemi del free-rider (colui che non collabora agli sforzi comuni pur ricavandone un beneficio) non sono rilevanti.

Minacce e sanzioni non sono gli incentivi principali di accettazione delle regole in un gruppo cooperativo in fase di evoluzione. Importanti incentivi positivi possono anche svilupparsi. Impreviste e drastiche perdite di ricchezza (da incendi, tempeste, la morte accidentale del capofamiglia) possono creare incentivi al furto. Per evitare questo, il gruppo può stabilire modalità di assicurazione per proteggere le persone da eventi che potrebbero costringerli a rubare per sopravvivere. Individui auto-interessati volontariamente aiuteranno qualcuno in difficoltà, per incoraggiarlo a continuare a rispettare i loro diritti di proprietà. Potrebbero farlo con la certezza reciproca che essi possono ricevere aiuto, se ne avranno bisogno, in futuro.

Altri accordi istituzionali trovano anche sviluppo. Poiché l'attività di protezione è imperfetta, qualcuno accusato della violazione di una regola potrebbe non essere colpevole e contestare l'addebito. In tal caso, il “procedimento di accusa” potrebbe sfociare in violenza, ma in un gruppo affiatato la violenza può avere costi significativi, soprattutto se le opinioni sull'altrui colpa sono discordanti. Tali costi possono essere ridotti attraverso lo sviluppo di mezzi non violenti per risolvere le divergenze e chiarire i diritti di proprietà, prospettando l'accettazione di un giudizio in maniera relativamente attraente per il perdente.

Per esempio, un mediatore o arbitro reciprocamente accettabile può essere scelto tra i membri più rispettabili della comunità o da un pool di specialisti di risoluzione delle controversie. Dal momento che questo terzo elemento deve essere accettabile per entrambe le parti, la "equità" è contenuta nel processo di risoluzione delle controversie. Al perdente potrebbe anche essere consentito di comprare il suo ritorno nella comunità pagando il risarcimento pattuito per il caso, piuttosto che essere sottoposto a punizioni fisiche o all’esclusione. Naturalmente, le sentenze possono essere sostenute da minacce di ostracismo ma, in generale, le risoluzioni sono suscettibili di essere accolte in quanto anche i perdenti riconoscono che i benefici di lungo termine provenienti dal comportarsi secondo le aspettative, probabilmente superano i costi del risarcimento (o quelli di esclusione). Molti studi storici e antropologici dimostrano che il risarcimento e la mediazione volontaria o l’arbitrato sono istituzioni comuni nei sistemi giuridici di gruppi affiatati [7].

Tutti questi sviluppi istituzionali tendono ad essere spontanei e non pianificati. Il risultato è un movimento verso diritti di proprietà sempre più sicuri sotto il "diritto consuetudinario." Infatti, come scrive Robert Ellickson: "Ci sono prove abbondanti che ... non è necessario che un gruppo prenda una decisione cosciente per stabilire i diritti di proprietà privata ... Le persone che interagiscono ripetutamente sono in grado di generare istituzioni attraverso la comunicazione, il monitoraggio e l’applicazione di sanzioni.” [8] Quindi, nessuna autorità centrale con poteri coercitivi è necessaria per produrre diritto in un ordine cooperativo sociale. La coercizione è necessaria solo quando vi sono forti incentivi a resistere, in genere perché la legge discrimina notevolmente tra individui o gruppi nella attribuzione dei diritti e della ricchezza.

 

L’estorsione e l’evoluzione del diritto

Supponiamo che un individuo sia migliore di altri nel fare uso della violenza e scelga di prendere la ricchezza prodotta da loro. Il risultato è una "somma negativa" in quanto il trasferimento forzato e ogni sforzo per resistere consuma risorse che potrebbero essere utilizzate per creare nuova ricchezza. Cionondimeno, una tale persona può aspettarsi di essere in una posizione migliore appropriandosi della ricchezza altrui piuttosto che cooperando, producendo e scambiando.

Ovviamente, questa persona sarà conosciuta per l'uso della violenza. La reputazione può essere preziosa, perché la semplice minaccia della violenza può essere sufficiente per ottenere ricchezza. Una volta che tale reputazione si sviluppa, tuttavia, il suo potenziale per l'inserimento nei rapporti di collaborazione è ridotto, in quanto chiunque non abbia un accordo fiduciario precedentemente stabilito metterà in dubbio la sua parola. Pertanto, la decisione di prendere la ricchezza implica spesso uno sforzo permanente a comportarsi da estorsore. Inoltre, egli vorrà creare un ambiente tale da produrre un reddito che affluisce in maniera costante. Egli stabilirà regole e istituzioni per ridurre al minimo i costi della estorsione continua. Tra le altre cose, questo implica che l'estorsore tenterà di stabilire un monopolio della violenza. Dopotutto, se una vittima può trovare qualche persona o un gruppo cooperativo per proteggerlo, le capacità dell’estorsore di estrarre ricchezza saranno molto limitate. Così, l’estorsore deve erigere barriere per impedire alla gente di scappare dalla sua "giurisdizione".

La violenza necessaria per competere e mantenere il potere sarà certamente maggiore di quanto ogni singolo individuo possa produrre. Pertanto, un "imprenditore" in estorsione in genere costituisce una "impresa" che utilizzerà una parte della ricchezza sequestrata per acquistare servizi da altri che hanno un vantaggio comparato nella violenza, ma una capacità imprenditoriale minore. (Tra questi saranno inclusi esecutori potenti, personale militare o di polizia, e produttori di strumenti e simboli di violenza). Tale "tutela delle imprese" prevede una collaborazione interna, per cui i rapporti tra le persone all'interno della società saranno diversi dai rapporti con coloro che sono soggetti all’estorsione. Molti casi di aggressione organizzata hanno coinvolto comunità cooperative con relazioni fiduciarie stabilite da tempo, come quelle sopra descritte, che sono state persuase da un leader imprenditoriale (ad esempio, un capo guerriero tribale), di poter diventare ricchi attraverso razzie o conquiste. Ma se abbastanza potente, una tale impresa può essa stessa minacciare l'imprenditore, di modo che egli sarà incentivato a mantenere l'organizzazione decentralizzata (aumentando il costo della collusione) e creare concorrenza per il bottino tra le fazioni.

L'estorsore può anche evitare i rivali con l'acquisto di cooperazione da individui potenzialmente molto forti. Come risultato, i racket di protezione possono combinare un’estorsione dei deboli con una tutela di coloro che sono relativamente potenti. Per mantenere il potere, l’estorsore ha anche incentivi per ridistribuire ricchezza in relazione ai cambiamenti nel potere relativo dei sottogruppi all'interno della sua giurisdizione. La ridistribuzione mirerebbe ad ottenere il sostegno di sottogruppi che potrebbero diventare abbastanza potenti da minacciare il suo potere. Così, mentre le modalità di mutua assicurazione in sistemi cooperativi aiutano i deboli che potrebbero avere pochi incentivi a rispettare i diritti di proprietà, i sistemi basati sull’estorsione aiutano i potenti che hanno pochi incentivi a rispettare le pretese di sovranità del leader. Chiaramente, poiché vi è un potenziale pericolo che anche i poveri possano organizzare una rivolta, il leader può dare qualcosa anche a loro. Ma i trasferimenti ai ricchi o potenti saranno predominanti, e i trasferimenti ai poveri deriveranno, principalmente, da altri che non hanno potere.

Il ricattatore potrebbe anche sviluppare istituzioni attraverso le quali la competizione per i trasferimenti può essere incanalata e monitorata. Concentrando tale concorrenza in "comitati consultivi" o "assemblee rappresentative", ad esempio, potrebbe ridurre i costi di monitoraggio e di rapporto con i gruppi. Istituzionalizzando lo scambio di sostegno per i privilegi, sottogruppi potenti potrebbero vedere i loro interessi legati a quelli del "sovrano". Un imprenditore efficace in estorsione potrebbe anche essere in grado di abbassare i costi e legittimare la sua pretesa, in quanto fonte unica di regole e di interpretazione, istituendo "contraddittori" per la disputa e la risoluzione delle controversie (i tribunali o le assemblee), sostenuti da minacce di violenza.

I mezzi politici di guadagno della ricchezza sono parassiti sull'ospite economico, quindi un estorsore si trova di fronte ad una scelta (tradeoff). Grandi livelli di estorsione nel breve termine ridurranno la produttività e il potenziale di reddito nel lungo periodo. Quanto il leader prende dipenderà da quanto tempo si aspetta di conservare il potere. È probabile che egli riconosca alcuni diritti di proprietà privata e permetta l’esistenza di alcune organizzazioni cooperative al fine di creare incentivi per produrre maggiore ricchezza. Tuttavia, la minaccia di appropriazione significa che tutte le proprietà sono in un fondo comune, aperto in una certa misura alla competizione politica.

Nella misura in cui il ricattatore riesce a legittimare le sue pretese di sovranità e a impedire alle persone di fuggire, i suoi soggetti lo vedono come l'unica fonte legittima di regole nella giurisdizione geografica. Il sovrano può tentare di escogitare e imporre le proprie regole, ma è anche probabile che pretenda di essere la fonte delle leggi consuetudinarie già in vigore, perché esse sono meccanismi a basso costo per facilitare la creazione di ricchezza, della quale può quindi appropriarsi. La sua "legge", tuttavia, deve essere superiore al diritto consuetudinario. Molti codici antichi dei sovrani erano in gran parte codificazioni del diritto consuetudinario, ma con alcune modifiche, per permettere al sovrano di imporre la distribuzione di ricchezza [9].

Molti di questi pretendenti alla sovranità sono stati accettati, in quanto le persone generalmente ritengono che lo stato sia la fonte di ogni diritto. La maggior parte (se non tutti) i moderni stati-nazione si sono chiaramente sviluppati partendo da istituzioni non statali estorsive: ad esempio, capi guerrieri tribali che diventano re e regni che diventano stati-nazione. La "legge" dello stato svolge molte funzioni in conflitto, molestando e tutelando contemporaneamente gli interessi privati, estorcendo ricchezza e promuovendo la sua produzione, mantenendo la struttura di classe e trascendendo le classi, integrando parti della società e disintegrandone altri. Legge (in senso positivo) e giustizia (in senso normativo) non sono sinonimi.

 

Distorsioni politiche ed evoluzione del diritto

Il potere di un sovrano quasi mai diventa assoluto, ma il diritto consuetudinario dei gruppi cooperativi, un prodotto dell’ "ordine spontaneo", è sempre distorto. Come F. A. Hayek ha spiegato, "l'ordine spontaneo nasce da ogni elemento che risulta in equilibrio con tutti i vari fattori che operano su di esso, regolando tra di loro tutte le sue varie azioni, un equilibrio che sarò distrutto se alcune delle azioni sono determinate da un'altra agenzia, sulla base di conoscenze diverse e al servizio di fini diversi [10]. " L'estorsore ed i suoi ufficiali non possono completamente prevedere le conseguenze delle loro azioni, poiché queste azioni inevitabilmente causano una lunga serie di ulteriori aggiustamenti.

La possibilità che l'estorsore possa espropriare la ricchezza (tassa) riduce la pianificazione a lungo termine dei produttori e gli utili attesi dalla cooperazione. Inoltre, la legittimazione delle norme e delle istituzioni coercitive soffoca lo sviluppo di relazioni fiduciarie; il motivo per onorare gli impegni diventa l’evitare la punizione dal sovrano. Di conseguenza, un numero minore di organizzazioni di volontariato si formano e quelle costituite spesso eseguono un numero minore di funzioni. Nella misura in cui tali funzioni sono richieste da potenti interessi politici, il sovrano può tentare di forzare la continuazione della produzione, e se ciò fallisse, potrebbe tentare di produrre attraverso il suo crescente apparato burocratico [11].

Anche in una società con un governo molto forte, tuttavia, alcuni gruppi cooperativi esisteranno. Tali gruppi possono essere ancora in grado di far rispettare alcune norme loro proprie, anche se così facendo violano il "diritto" del sovrano (per esempio, attraverso forme di vigilanza di gruppo). Se, nel suo tentativo di monopolizzare la legge, il sovrano impedisce pratiche che gruppi volontari utilizzano (accordi formali per ostracizzare, risoluzione di controversie da parte di terze parti, risarcimento al posto della punizione), i gruppi possono ricorrere alla segretezza e il sovrano può usare la violenza per impedire ciò che egli vede come un crimine [12]. Quando la politica domina una società, essa non si discosta molto dalla giungla hobbesiana.

Alcuni gruppi volontari sono abbastanza forti da mantenere metodi formali alternativi al sistema legale dell'estorsore. Ciò è più probabile che accada dove i benefici generati attraverso l'interazione volontaria sono grandi o il gruppo rilevante opera attraverso diverse giurisdizioni, creando concorrenza tra le autorità. La comunità d'affari internazionale dell'Europa medievale occidentale è un esempio [13]. Allo stesso modo, il diritto internazionale moderno commerciale resta, largamente, un sistema di diritto consuetudinario prodotto ed applicato su base volontaria, nonostante molti tentativi di soggiogarlo nel corso dei secoli [14].

 

Conclusioni

Esistono molti altri esempi di sistemi paralleli di regole e di istituzioni. Ci sono casi in cui un sistema politico è stabilito, ma sistemi alternativi di diritto consuetudinario sorreggono la maggior parte dei comportamenti umani [15]. Ciò accade generalmente all’interno di quei gruppi nei quali “legge” e “giustizia” sono sinonimi o, almeno, concetti complementari.

L'insegnamento che si ricava è che la legge e il governo [governance] sono istituzioni naturali che nascono per l’interesse delle persone a prosperare attraverso la produzione, la divisione del lavoro e il commercio. Essi non dipendono da un'autorità centrale coercitiva per la loro genesi. Gli stati possono sorgere quando un gruppo potente, deciso ad effettuare una estorsione istituzionalizzata, coopta e modifica il diritto consuetudinario esistente per servire i suoi interessi particolari.

 


 

Riferimenti

[1] Lon Fuller, The Morality of Law (New Haven: Yale University Press, 1964), p. 30.

[2] David Hume, An Inquiry Concerning the Principles of Morals, ed. Charles Hendel (Indianapolis, Ind.: Bobbs-Merrill, 1957 [1751]).

[3] Franz Oppenheimer, The State: Its History and Development Viewed Sociologically, trans. John Gitterman (Indianapolis, Ind.: Bobbs-Merrill, 1914 [1908]).

[4]Robert Ellickson, “Property in Land,” Yale Law Journal, vol. 102 (1993): 1315-1400.

[5] Viktor Vanberg and James Buchanan, “Rational Choice and Moral Order,” in From Political Economy to Economy to Economics and Back?, ed. James Nichols, Jr., and Colin Wright (San Francisco: Institute for Contemporary Studies, 1990).

[6]See for example, Bruce Benson, “The Development of Criminal Law and Its Enforcement: Public Interest or Political Transfers,” Journal des Economistes et des Etudes Humaines 3 (1992): 79-108.

[7] Ibid.

[8] Ellickson, “Property in Land,” p. 1366.

[9] Benson, “The Development of Criminal Law and its Enforcement”; “The Spontaneous Evolution of Commercial Law,” Southern Economic Journal 55 (1989): 644-61; and “Law Merchant,” in The New Palgrave Dictionary of Economics and the Law, ed. Peter Newman (London: Macmillan, 1998, forthcoming).

[10] F. A. Hayek, Law, Legislation, and Liberty, vol. 1 (Chicago: University of Chicago Press, 1973), p. 51.

[11] Benson, “The Development of Criminal Law and its Enforcement.”

[12] Ellickson, Order Without Law (Cambridge, Mass.: Harvard University Press, 1991), pp. 213-14; Hernando de Soto, The Other Path: The Invisible Revolution in the Third World (New York: Harper & Row, 1989).

[13] Benson, “The Spontaneous Evolution of Commercial Law” and “Law Merchant.”

[14] Benson, “Customary Law as a Social Contract: International Commercial Law,” Constitutional Political Economy 2 (1992): 1-27; and “Law Merchant.”

[15] Si veda, ad esempio: Lisa Bernstein, “Opting Out of the Legal System: Extralegal Contractual Relations in the Diamond Industry,” Journal of Legal Studies 21 (1992): 115-58; Ellickson, Order Without Law; and Benson, “An Exploration of the Impact of Modern Arbitration Statutes on the Development of Arbitration in the United States,” Journal of Law, Economics & Organization 11 (1995): 479-501.

 

 


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