Epitteto

L’essere umano, cittadino del mondo

(circa 108)

 



Note

L'idea che noi tutti siamo membri attivi della Navicella Spaziale Terra può essere fatta risalire a insegnamenti religiosi e filosofici molto antichi, come mostrano questi brevi passaggi dai Discorsi di Epitteto.

È bene ricordarsi di ciò specialmente quando vi è una recrudescenza di nazionalismo e di sciovinismo che è sempre estremamente dannosa per tutti (moralmente, socialmente, economicamente).

 


 

Se è vero ciò che dicono i filosofi, che c'è una parentela tra Dio e gli uomini, che cos’altro resta da fare agli esseri umani se non imitare Socrate, e cioè, a chi chiede loro di che paese sono, non rispondere mai: « sono cittadino di Atene o di Corinto », ma affermare: « sono cittadino del mondo. » Per quale motivo infatti dirsi ateniese, e non piuttosto originario di quel piccolo lembo di terra dove il tuo misero corpo è stato gettato alla nascita? Non è forse evidente che dici di essere di Atene o di Corinto sulla base del luogo che ha maggiore importanza e che comprende non solo questo lembo di terra ma anche tutta la tua casa e, per dirla in breve, il paese in cui i tuoi antenati si sono tramandati fino a te?

Chi dunque ha ben inteso l’organizzazione del mondo e ha compreso che la cosa più grande, più importante e universale fra tutte è questo insieme costituito dagli esseri umani e da Dio, e che da Dio sono scaturiti i semi che hanno dato la vita non solo a mio padre e a mio nonno, ma a tutti gli esseri che nascono e crescono sulla terra, e in particolare alle creature dotate di ragione - perché solo esse per natura partecipano alla società divina in quanto sono legate a Dio per mezzo della ragione - perché un tale essere non dovrebbe dirsi cittadino del mondo, o figlio di Dio, e perché dovrebbe essere timoroso di qualcosa che avviene all’interno della società umana?

Discorsi, Libro I 9, 1-6

 


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