Nota
L’autore ribadisce la necessità per gli anarchici di essere anche panarchici, vale a dire tolleranti di tutte le forme di organizzazione sociale scelte volontariamente dalle persone. Altrimenti, la stagione di conflitti politici e delle costrizioni statali non avrà mai fine.
L'anarco-capitalismo è una risposta buona per gli anarco-capitalisti. Non è così buona, ad esempio, per i comunitari, o per i progressisti, per i conservatori o per gli anarchici-non-capitalisti.
L'anarco-capitalismo costituisce una risposta, ma non è la risposta.
Non è una risposta perfetta nemmeno per me e mi viene da alzare gli occhi al cielo tutte le volte che un anarco-capitalista inizia a discettare sulla nozione di diritti in termini quasi religiosi. Io non sono un tipo religioso. Tuttavia, sono abbastanza tollerante, al punto che potrei vivere sufficientemente bene in una comunità anarco-capitalista.
Gli anarchici amano pensare di sé stessi come una avant-garde, e io ritengo che, nell'ambiente politico quale è attualmente, essi lo siano in una certa misura. Ma una antiquata nozione esiste, di sovente, tra di loro, e cioè che l'anarchia è una filosofia politica buona per tutti. Per parafrasare Churchill: “L'anarchia è la peggiore forma di governo (o di non-governo) fatta eccezione per tutte le altre che sono state sperimentate.”
C’è sempre quel vecchio giudizio di valore che porta a dire: Viva la nostra squadra!
I panarchici, al contrario, tendono ad astenersi dal formulare giudizi di valore, ed è difficile vedere come potrebbe essere altrimenti dal momento che, nell'ambito della panarchia, “tutto è consentito” (anything goes).
La definizione di panarchia che troviamo nell'Enciclopedia Wikipedia in lingua inglese, mostra che esistono molteplici possibili interpretazioni del termine, ma per me esso significa due cose precise:
1. Per un panarchico è accettabile qualsiasi filosofia politica che soddisfi le convinzioni di una persona, ed egli opera, politicamente, solo all'interno della comunità che si basa sulla filosofia che egli accetta;
2. Un panarchico rifiuta qualsiasi coercizione nei confronti di coloro che sono al di fuori della sua comunità.
Un corollario naturale di questi due aspetti è che il panarchico è, per natura, reticente a criticare sistemi di gestione differenti dal suo, proprio allo stesso modo che un Cattolico moderno si astiene dal criticare, quanto meno in pubblico, il Luteranesimo o la Chiesa Battista. E lo stesso avviene per i credenti di queste religioni. Farlo non sarebbe una cosa civile. Inoltre, susciterebbe conflitti e un sentimento aggressivo del tutto inutili.
Naturalmente la coercizione all'interno di un sistema politico rimane del tutto permissibile, in relazione al tipo di sistema scelto.
Una delle caratteristiche che si associano, di solito, alla panarchia è quella della extraterritorialità. In altre parole, le persone che fanno parte di differenti sistemi di governo vivrebbero tutte assieme sullo stesso territorio. E questo è un altro aspetto simile a quanto avviene per i membri delle religioni moderne. Personalmente non ritengo ciò una prescrizione assoluta della panarchia, dal momento che le persone possono vivere dovunque piaccia loro, e, inevitabilmente, molti che aderiscono allo stesso sistema di governo potrebbero concentrarsi in un unico luogo. Infatti, è molto più semplice vivere accanto a coloro che ci sono affini.
Potremmo parlare allora di una panarchia di grana fine (le persone vivono mescolate in sistemi di governo differenti) per distinguerla da una panarchia di grana grossa (sistemi di governo con una qualche separazione). Ho l'impressione che la panarchia di grana grossa sarà, all'inizio, quella predominante, ma, in seguito, si diffonderà la panarchia di grana fine, particolarmente nelle grandi città.
Io ho pochi dubbi che l'anarco-capitalismo farà un gran numero di simpatizzanti e aderenti quando le persone lo vedranno in azione. Ma, nutro forti dubbi che riuscirà ad attirare tutti, o persino una maggioranza di persone.
Se questo è assunto come un fatto scontato, mi sembra che, qualsiasi individuo che diventa anarchico dovrebbe, al tempo stesso, diventare un panarchico, dal momento che un anarchico rifiuta la coercizione. Ma ci sono moltissimi anarchici che oppongono resistenza all'idea della panarchia. Essi sono diventati dei missionari e, come avviene a molti convertiti di recente, non possono fare a meno di pensare che la loro soluzione sia quella buona per tutti. Senza l'impiego di alcuna coercizione, il loro brillante e appassionato argomentare dovrebbe convertire le masse ignoranti e sospettose. Ma è difficile prendere sul serio tali idee.
Non sarebbe forse più semplice smettere di attaccare le convinzioni altrui, assumere un atteggiamento rilassato e diventare un panarchico?
Non solo più semplice ma anche molto più fruttuoso, pare a me.
Tutti possono essere panarchici, ma tutti gli anarchici lo dovrebbero essere, altrimenti non sarebbero veri anarchici.
Forse qualcuno potrebbe cercare di confutare questa affermazione, e cioè spiegare come è possibile rifiutare assolutamente la coercizione senza rifiutarla davvero. O, in alternativa, spiegare come sarà mai possibile convertire all'anarchia tutte le persone che vivono sulla terra, e questo senza operare alcuna costrizione.
Ora, alcuni amano sostenere la tesi, basata su un uso astuto delle parole, che un individuo, a qualsiasi sistema di governo egli appartenga, diventa un anarchico (di quale tipo?) eliminando dal suo armamentario ideologico la coercizione tra diversi sistemi di governo, e lasciando tutto il resto inalterato. Io non so se questo accorgimento semantico aggiunga alcunché alla discussione. Dopo tutto, le persone sono in grado di rifiutare la coercizione tra membri di differenti sistemi di governo, e non importa molto come tali persone siano poi definite, anarchiche o no. Al tempo stesso possono costringersi a vicenda a proprio piacimento. La panarchia non prescrive l'eliminazione totale della coercizione.
A proposito, io non mi illudo che la coercizione tra sistemi di governo scomparirà per sempre con l'avvento e la diffusione della panarchia. Non esiste una utopia panarchica. Gli esseri umani non sono in grado di costruirne una. Ci saranno sempre ricadute verso il basso e alcune panarchie dovranno mantenere un atteggiamento difensivo reale, tale da scoraggiare attacchi.
Ma è qualcosa verso cui mirare. Ci sarà sempre spazio per dei miglioramenti.
Scommetto che molti conservatori e progressisti, ad esempio, si stanno stancando di attaccarsi a vicenda, senza alcun risultato in vista. Bene, adesso potrebbero benissimo smettere di azzuffarsi.
Allora, se mi consentite: Viva la panarchia!